Estratto da: Datamanager (Dicembre 2010), a cura di Andrea Lawendel

Dall'esperienza di una realtà di medie dimensioni come Akhela, fondata nel 2004, ma capace di mantenere tassi di crescita in netta controtendenza rispetto a un mercato e a un quadro economico generale molto deludenti, possono forse nascere gli spunti per una interpretazione del ruolo dell'Information technology nel Sistema Italia.
Abbiamo come azienda imboccato tre direzioni esattamente contrarie alle linee dominanti in questa fase storica caratterizzata, oltre che dalle difficoltà economiche, da una perdita di competitività che pesa sulle nostre possibilità di rilancio. Una ricetta, quella di Akhela, basata su tre ingredienti: innovazione, fiducia nei giovani, qualità.
- Una strategia di innovazione che ci ha visto costantemente "first comer" nei segmenti più avanzati della tecnologia, dalla virtualizzazione all'automazione dei data center, dalla Business intelligence ai sistemi embedded fino alla recente specializzazione in high performance computing che consente di venire incontro alla crescente richiesta di applicazioni di simulazione e modellistica da parte dei maggiori gruppi industriali. La scommessa sull'innovazione ha contribuito a proiettare la nostra piccola realtà in una dimensione europea e globale spesso estranea alle capacità delle aziende Ict italiane.
- Una forza lavoro di età media di poco superiore ai 30 anni, supportata da una politica di formazione e aggiornamento molto spinta, che comporta un notevole reinvestimento di risorse finanziarie. Nel mestiere dell’innovatore può essere molto rischioso fare affidamento sull’esperienza quando quest’ultima corrisponde più alla ripetitività di vecchi schemi che a una consapevole accumulazione di nuovi skill. Puntare sui giovani significa anche costruire per loro prospettive di continuità esattamente contrarie all’esaltazione della flessibilità e del precariato che hanno caratterizzato questi ultimi anni.
- E infine, ma non ultima, la ricerca della qualità e dell’eccellenza come pratica quotidiana nella nostra organizzazione e presso il cliente. La qualità si è rivelata un fondamentale fattore di differenziazione, contribuendo alla nostra capacità di costante rafforzamento delle relazioni con i clienti, ma è anche una precisa conseguenza dei principi appena delineati.
Non ritengo casuale la discrepanza tra la curva evolutiva di Akhela e il declino che ha invece caratterizzato la storia recente di una nazione che ha saputo, con comportamenti del tutto opposti, disperdere in poco più di quarant’anni il cospicuo patrimonio industriale di quattro settori primari come la chimica, l’aeronautica, la cantieristica e lavorazione pesante e infine l’informatica di aziende pioniere come Olivetti. Un rovesciamento dei modelli finora seguiti; un freno alla sterile cultura imprenditoriale basata solo sulla corsa al ribasso del costo del lavoro per promuovere piuttosto una politica di forte investimento nella scuola, nell’università, nella ricerca e una focalizzazione sulle doti di creatività ed eccellenza tecnologica esemplificati da storie di successo come Ferrari o Apple (in due mercati tra l’altro molto diversi), devono diventare una priorità assoluta nell’agenda di governanti e imprenditori. La lungimiranza della proprietà di Akhela, che in un momento di crisi dell’Ict, ha fornito alla società i mezzi economici e finanziari per sostenerne il rilancio; ed è questa l’altra dimensione mancante al Sistema Paese: un sistema creditizio che supporti le giovani aziende ovvero un sistema di capitali di rischio che scommetta sulle intelligenze degli imprenditori e dei giovani.
Piercarlo Ravasio, amministratore delegato di Akhela

